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GV - Grand Prix Legends - La D50 #22 di Eugenio Castellotti

 
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Autore Messaggio
gilles
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Registrato: Sep 14, 2001
Messaggi: 2190
Località: Cantù (Co)

MessaggioInviato: Gio 11 Mar 2010 17:12    Oggetto: GV - Grand Prix Legends - La D50 #22 di Eugenio Castellotti Rispondi citando

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In prima fila al Gran Premio di Monaco del 1956 si schieravano da sin. Juan Manuel Fangio sulla Lancia Ferrari D50 #20, Stirling Moss sulla Maserati 250F #28 e Eugenio Castellotti sulla Lancia Ferrari D50 #22.

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Stirling Moss andò poi a vincere. Juan Manuel Fangio dopo aver tamponato la sua #20 è salito sulla #26 di Peter Collins riuscendo a guadagnare in extremis il secondo posto.

Eugenio Castellotti dopo essersi dovuto fermare per un problema al cambio della sua #22 è salito sulla #20 lasciata ai box da Fangio giungendo quarto al traguardo sebbene staccato di sei giri.

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Una sintesi della corsa è visibile qui:

http://www.youtube.com/watch?v=vBmdzpAYGaE&feature=related

Per celebrare la quarta Fiera SlotClassic di Vic del prossimo week-end Cartrix ha preparato la Lancia Ferrari D50 #22 di Eugenio Castellotti.
Si tratta di una versione numerata e limitata a 200 pezzi commissionata da U32 di Girona (info@u32-hobbies.com) patrocinatore della fiera.

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Presidentehonty
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Registrato: Mar 06, 2009
Messaggi: 82

MessaggioInviato: Gio 11 Mar 2010 17:34    Oggetto: Rispondi citando

Noooo ci sono anche le interrogazioni di storia al GVSCCantu ???
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Presidente Honty Jonny Lanoz Da Limbia Boga Paolo Commentatore "Semiserio"
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gilles
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Registrato: Sep 14, 2001
Messaggi: 2190
Località: Cantù (Co)

MessaggioInviato: Ven 12 Mar 2010 0:01    Oggetto: Rispondi citando

la Maserati 250F #28 di Stirling Moss precede la Lancia Ferrari D50 di Eugenio Castellotti nel punto dove oggi ci sono le esse della piscina; dietro di loro Fangio con l'altra D50 cerca di contenere l'irruenza della Vanwall di Harry Schell
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13 maggio 1956, Gran Premio di Monaco.
Diciotto auto iscritte, quattordici sulla griglia: le BRM di Hawthorn e Collins sono fuori per insuperabili problemi di messa a punto del motore, stessa sorte per la Maserati della Scuderia Centro Sud affidata a Louis Chiron, mentre Giorgio Scarlatti non si qualifica con una vecchia Ferrari di sua proprietà.
E' la seconda gara della stagione, nella prima, disputata in Argentina quasi quattro mesi prima Juan Manuel Fangio, tre volte Campione del Mondo, ha diviso la vittoria con il compagno di squadra Musso che è costretto a cedergli la macchina dopo una ventina di giri quando alla Ferrari di Fangio cede la pompa della benzina.
Secondo e terzo, rispetivamente, si erano piazzati Behra e Hawthorn con le Maserati 250F e non erano mancate grandi polemiche per una spinta galeotta al campione argentino dopo un testa coda.
In virtù di questo risultato leader del Mondiale, che dopo il ritiro della Mercedes sembra una questione fra Maserati e Ferrari, é Jean Behra con sei punti, davanti a Fangio con cinque e Musso con quattro.
A Monaco é attesa anche la riscossa di Stirling Moss, sfortunato in Argentina e di Castellotti.
Nelle prove i valori sono confermati Fangio ottiene la "pole" e divide la prima fila con Moss, e Castellotti, quarto Behra, solo ottavo Musso.
Juan Manuel Fangio é il re di Montecarlo, vi aveva trionfato nel '50 con un "coup de chapeau" ("pole", giro più veloce e vittoria) nella prima edizione valida per il Mondiale, poi, l 'anno prima, dopo quattro anni d'interruzione del Gran Premio monegasco, aveva fatto nuovamente la "pole" e dominato per metà gara, con una guida al limite della perfezione, fino a quando non era stato tradito dalla rottura di un semiasse.
Sfortuna.
Stavolta il pronostico é per lui e per lui solo, per l'infallibile Fangio che sulla sua condotta di gara perfetta, sulla sua guida senza errori e sbavature ha costruito vittorie e leggenda.
Quando si abbassa la bandiera ecco la prima sorpresa: Fangio esita, Moss lo sorprende e va in testa, l'asso argentino si difende da Castellotti ed é secondo, quarto Behra.
Al secondo passaggio accade l'incredibile: a Sainte Devote, dove il circuito sfiora il sagrato della chiesa, Fangio commette un errore da principiante e la sua Ferrari parte in testacoda.
Quando l'auto impazzita si ferma ha il muso rivolto dalla parte sbagliata, Castellotti e Behra sono costretti quasi a fermarsi per evitarlo, Musso e Schell che arrivano dietro di loro finiscono nelle balle di paglia e fuori gara; Peter Collins, il suo giovane compagno di squadra inglese, ne approfitta e salta in seconda posizione.
Fangio ora è quinto, dietro Moss, Collins, Castellotti e Behra e si lancia all'inseguimento, ma é irriconoscibile, impreciso, affannato.
Dopo il ritiro di Castellotti, cui cede il cambio, si porta sotto a Behra e lo sorpassa nel corso del diciannovesimo giro, poi Collins lo lascia passare perché possa inseguire Moss che ha un buon vantaggio, ma che deve ancora compiere oltre due terzi di gara.
Non sembra la giornata di Fangio, però.
Anzi per vero dire non sembra neppure Fangio, infatti quando forza l'inseguimento si scompone, non è sicuro, le traiettorie non si ricopiano fedelmente giro dopo giro e poco prima del quarantesimo passaggio il maestro compie la seconda "betise": arriva alla chicane dopo il tunnel troppo veloce e urta un muretto danneggiando la sua Ferrari.
A questo punto arriva il "coup de theatre".
La macchina non sembra aver subito danni gravi, ma Fangio conclude il giro, infila la corsia dei box e scende dalla monoposto, danneggiata, ma ancora efficiente, sulla quale, dopo un momento di titubanza salta Castellotti.
Fangio, si sfila i guanti, il caschetto e gli occhiali, poi si siede sul muretto dei box, silenzioso. I meccanici di Maranello non hanno mai visto niente di simile: "Ferrari" - pensano - "gli leverà la pelle".
Il Direttore Sportivo della Ferrari, Eraldo Sculati, lo guarda sorpreso, s'interroga sul da farsi, poi si avvicina a Fangio: - "Devo fermare Collins ?" - gli chiede.
Silenzio.
Il maestro é concentrato, non parla e sembra non ascoltare, la corsa sembra non interessargli più, anche la moglie Beba, che gli ha subito porto un piccolo asciugamano ed una bottiglia d'acqua minerale resta a distanza.
Collins é sempre secondo ma perde progressivamente su Moss, Sculati sembra non saper come comportarsi, "Ferrari" - pensano i meccanici - "leverà la pelle anche a lui".
Dopo qualche minuto di silenzio ed immobilità assoluti, quasi ascetici, Fangio si rimette caschetto ed occhiali e fa cenno che é pronto a ripartire.
Sculati ferma Collins che gli cede la sua Ferrari e Fangio riparte all'inseguimento, ma Moss ha 45" di vantaggio e siamo oltre metà gara.
Basta poco per capire che ora però è tornato il maestro: preciso, velocissimo, glaciale. Behra, che aveva approfittato della fermata di Collins per conquistare il secondo posto, non ha scampo.
Fangio si avvicina, lo raggiunge e infine lo sorpassa dopo una decina di giri perfetti, una decina di giri "alla Fangio".
Il sorpasso, poi, è un autentico capolavoro, una precisione chirurgica.
Decisamente fra il Fangio visto nei primi giri e quello che ha preso il posto di Peter Collins, c'é un abisso.
Il "maestro" ora é implacabile, la sua Ferrari accarezza i muretti del principato, le traiettorie hanno perso ogni spigolosità, ad ogni passaggio guadagna terreno su chi lo precede e su chi l'insegue, presto Behra esce dai suoi specchietti.
Il pubblico assiepato sul bordo del circuito di Montecarlo s'infiamma.
Fra il pasticcione di prima e il freddissimo campione di adesso ci sono quei dieci minuti di distacco dal mondo, quegli occhi piccoli e gelidi che fissano un punto lontano, quel silenzio senza domande e risposte. Fangio fermo sul muretto dei box, con gli occhiali, i guanti ed il caschetto appoggiati lontano e la macchina ceduta a Castellotti.
Sembrava una resa senza condizioni, invece era una pausa presa per ritrovare concentrazione, per tornare ad essere "il maestro".
Intanto Moss paga qualcosa alla sfortuna, quando deve doppiare Perdisa, l'italiano é senza freni, i due si "toccano" e alla Maserati 250 F dell'inglese si rompe un fermaglio del cofano motore che da quel momento in poi in alcuni punti del circuito tende a sollevarsi, costringendolo ad una guida prudente.
Fangio al contrario é scatenato: arriva a guadagnare fino a due secondi a giro, ma non basterà: all'abbassarsi della bandiera a scacchi l'asso argentino finisce a sei soli secondi da Moss, un giro davanti a Behra. Quarto viene classificato Castellotti, a sei giri da Fangio.
"Per la prima metà é stata la mia gara peggiore, per l'altra metà una delle migliori"- racconterà anni dopo Fangio - "Nei primi giri infilai uno dopo l'altro gli errori più sciocchi della mia carriera, commisi delle stupidaggini e le pagai a buon prezzo. Se devo dire la verità la dea bendata quella domenica si ricordò del vecchio Juan Manuel come e più di altre volte, altrimenti non avrei mai finito quella corsa."
Parola del "maestro".

Fangio sulla D50 #20 con già i segni della prima toccata dopo il testa coda alla S.te Devote
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Fangio sulla D50 #20 con i segni anche della seconda toccata


...e sempre Fangio nell'ultima parte di gara che conduce la D50 #26 cedutagli da Peter Collins con cui stabilirà il giro più veloce della corsa nell'ultimo dei 100 giri su cui si è disputata la gara
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Ultima modifica di gilles il Sab 27 Mar 2010 14:15, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: Sab 13 Mar 2010 2:10    Oggetto: Rispondi citando

quando vi dico che è il numero 1
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gilles
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MessaggioInviato: Lun 15 Mar 2010 23:26    Oggetto: Rispondi citando

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gilles
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MessaggioInviato: Mer 17 Mar 2010 12:49    Oggetto: Rispondi citando

Eugenio Castellotti è nato a Lodi, Italia, il 10 ottobre 1930 e morto il 14 marzo 1957 Modena, Italia è stato un pilota di Formula 1.

La sua passione viscerale erano le auto e nel 1952, dopo aver vinto il Gran Premio del Portogallo, entrò nella scuderia Ferrari.
Numerose le sue vittorie. Citiamo la Targa Florio, il Gran Premio del Venezuela, la Mille Miglia del 1956, la 12 ore di Sebring ed il Gran Premio di Francia. Campione italiano assoluto nel 1955 e nel 1956, morì anch’egli tragicamente in un incidente, a Modena, il 14 marzo 1957.

Eugenio Castellotti. Segni particolari: veloce, velocissimo. Esordì in F.1 con la Lancia nel 1955, passando poi alla Ferrari per restarci fino al 1957, esattamente il 14 di marzo.
Di bella presenza, molto ricco, il "ragazzo di Lodi" faceva parte di quella primavera Ferrari che oltre a lui vedeva schierati per il Cavallino rampante piloti del calibro di Musso, von Trips e Collins. Amico di Alberto Ascari fu testimone diretto della sua morte sulla pista di Monza, morte che segnò profondamente il suo animo. Fidanzato con la soubrette Delia Scala, visse con lei momenti travagliati, fino al punto di decidere di smettere con le corse dopo il matrimonio. Quel 14 marzo 1957, Eugenio lo passò all'Aerautodromo di Modena sotto gli occhi attenti di Ferrari, cercando di migliorare giro dopo giro il record della pista conteso a Jean Behra. La pista scivolosa, i pensieri rivolti verso Delia, verso il futuro matrimonio, verso l'obbligata rinuncia alle corse. Alla "S" Stanguellini Castellotti ritarda all'ultimo la staccata per guadagnare una manciata di centesimi di secondo, butta il muso della sua Ferrari 801 all'interno della esse e tocca il cordolo della pista sbandando paurosamente e toccando ancora il cordolo, si dirige verso il prato con la vettura quasi ingovernabile, attraversandolo tutto e finendo capottato.

Probabilmente molti di voi conoscono poco la carriera di questo pilota, morto a soli 27 anni,e salito spesso alla ribalta della cronaca rosa per le sue relazioni amorose...Eugenio Castellotti ha comunque segnato un'epoca, vissuto le tormentate e appassionanti sfide di quegli anni del dopoguerra,anch'egli fu un uomo di Enzo Ferrari, onnipresente in queste biografie di campioni.Eccovi la sua particolare storia, la vita di uno che ha bruciato le tappe, che aveva la velocità nel dna, che correva sempre e comunque, anche verso la morte.

Eugenio Castellotti nasce a Lodi il 10 ottobre 1930 da una famiglia aristocratica.
Grazie alle ingenti possibilità economiche può coltivare la sua passione per le auto:a soli 20 anni infatti acquista una Ferrari 166S sportscar.Alto, dinoccolato,"il modello di self-control, di stile e di efficienza" fuori dalla pista,ferocemente competitivo, arrogante, eclettico e spregiudicato in pista. Un personaggio particolare, di difficile definizione a tutto tondo, che in pochi anni ha avuto tutto: denaro, successo,amore.
Per molti era un giovinastro astuto, capace di entrare nel cuore dei tifosi come vera icona di pilota-archetipo, soprattutto dopo la scomparsa del suo carissimo amico Ascari.
In veste di pilota la sua specialità era la guida sul bagnato, il suo difetto più grande era l'incapacità di staccare il piede dall'accelleratore per conservare i pneumatici fino al traguardo.
La sua carriera da pilota inizia il 1°aprile 1951 con la scuderia Marzotto all'undicesimo Giro di Sicilia, ma il suo nome compare solo nella lista "ritirati".
Alla fine dello stesso mese comunque partecipa alla Mille Miglia con un il copilota Rota, e si trova a competere contro piloti già ben noti come Cortese e Marzotto.Anche qui comunque il risultato è scarsino:sesto nella sua categoria, cinquantesimo su tutti i partecipanti.
Nel 1952 la svolta, ed Eugenio inizia a collezionare le prime vittorie. Il 9 marzo ottiene il primo posto della sua categoria nel Giro di Sicilia, e 10 giorni dopo dà spettacolo alla
Coppa d'oro di Siracusa in un faccia a faccia con Sighinolfi. Passa poi dalla Scuderia Marzotto alla Scuderia Guastalla e, nei primi 2 anni di carriera si trova a guidare tutte le migliori auto sportive sul mercato.
Alla sua seconda Mille Miglia finalmente sfida i più grandi nella loro stessa categoria (nei 225 S/N 0166) Taruffi, Biondetti, Bracco, Faglioli,e in più tre Mercedes 300 SL. Rimane per un pò secondo dietro il vincitore Kling su Mercedes, ma non dura molto.
Ciò nonostante questo basta a mostrare davvero le sue doti di pilota e per essere definito il degno successore di Ascari.Inoltre si guadagna un ingaggio autorevole:la Lancia lo chiama per la Carrera Panamericana del 1953.Arriva terzo dietro Juan Manuel Fangio e Piero Taruffi.
In più vince la 10 ore di Messina. Ormai Castellotti è negli albi della storia dell'automobilismo.Ed è solo l'inizio!
Il 1954 è un anno no,come per Ascari, suo caro amico e compagno di squadra,perchè la Lancia continua a rimandare la loro partecipazione al campionato di Formula 1: le loro 2 D50s infatti sono pronte solo nel 1955, e Eugenio è terzo pilota della scuderia accanto ad Ascari e Luigi Villoresi.Ma il 1955 è un anno tragico per lui e per tutto l'automobilismo italiano:nonostante Eugenio ottenga il secondo posto a Monaco, durante il Gp Ascari finisce in mare e,pochi giorni dopo muore a Monza provando l'auto di Castellotti.Con il casco di Castellotti.
Per l'automobilismo una perdita terribile, per Eugenio un grande dolore aggravato dai sensi di colpa.
Gianni Lancia infine, a causa di problemi finanziari,trova un accordo con Enzo Ferrari e gli cede le sue auto e i suoi piloti. Castellotti inizia la sua carriera da pilota della Rossa.Finisce quinto a Zandvoort e terzo a Monza, ottenendo al termine della stagione il terzo posto assoluto.
Nel 1956 è quarto al Gp di Monaco e chiude al secondo posto a Reims in Francia dietro l'altro ferrarista Collins.

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da sinistra: Mike Hawthorn, Juan Manuel Fangio, il marchese De Portago, Eugenio Castellotti, Peter Collins, Stirling Moss e Olivier Gendebien.

Da adesso in poi la pressione diventa più dura da sostenere, a causa della presenza in squadra di piloti del calibro di Collins, Hawthorn e Luigi Musso,il quale diventa il suo più acerrimo rivale.Nel Gp successivo infatti, a Monza,lo spettacolo lo danno loro, nei primi 5 giri, conducendo ruota contro ruota una sfida interna da mozzare il fiato, fino all'uscita per i pneumatici completamente distrutti.
Finisce il campionato al sesto posto, ma il vero trionfo dell'anno lo ottiene alla Mille Miglia,sbaragliando gli avversari di casa e non :batte tutti,Fangio,Collins e Musso.Conquista anche il titolo di Campione d'Italia.
Una stagione piena di soddisfazioni,circondato dalle ovazioni di un pubblico davvero entusiasta. Ma è l'ultima.
L'ultimo Gp a cui partecipa è quello in Argentina,ed è il più veloce nelle qualifiche tra i ferraristi, ma la sfida con le Maserati 250F è praticamente insostenibile, data la loro netta superiorità. Moss,Fangio e Behra ottengono i primi tre posti in griglia, e l'unico a dare un pò di filo da torcere è proprio Eugenio,fino a che la sua Lancia Ferrari lo abbandona.
Nei primi mesi del 1957 il nome di Castellotti compare sui giornali non per le sue imprese sportive,ma per la sua discussa relazione con la femme fatale Delia Scala, e per le sue frequentazioni col mondo dello spettacolo di quegli anni.
Al suo ritorno in Europa Eugenio si reca per una festa a Firenze nella villa della sua compagna e riceve una telefonata che cambierà tutti i suoi piani.E' Enzo Ferrari, che lo avverte di aver ottenuto i tempi, non resiufficiali, che Behra ha fatto con la Maserati 250F, e gli ordina quindi di recarsi immediatamente a Modena, per
testare la nuova Ferrari 801. Nervoso, stanco saluta gli invitati e parte immediatamente.E' decisamente infastidito per l'accaduto, tenuto sempre così sulla corda da un capo irremovibile e mai completamente soddisfatto. Appena giunto all'alba al circuito, senza aver chiuso occhio, sale in macchina e inizia i test.
Al terzo giro esce di pista e si schianta contro la tribunetta del Circolo della Biella (locale abitualmente frequentato da tifosi e da Enzo Ferrari in persona).Tutto finito. Muore sul colpo.

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L'incidente di Castellotti a Modena 14 marzo 1957; la macchina si è ribaltata ed è finita oltre il muro.....

Castellotti lascia un segno per gli appassionati di questo sport, e l'aneddotto con cui voglio chiudere questa biografia porterà certamente un sorriso sui vostri volti e vi farà comprendere in un attimo il personaggio Castellotti: giovanissimo ottiene la possibilità di correre, proprio nei primi anni 50, al Gp Sportcar a Monaco contro il campione Marzotto.In testa alla corsa, con alle spalle il rivale, improvvisamente
si ferma, poi riparte, ma arriva solo secondo naturalmente dietro al campione.
Si era fermato perché aveva sete, e voleva tanto bersi una Coca-Cola.
Pazzie da campioni!!!

Qui è possibile vedere la cerimonia che seguì la scomparsa dello sfortunato Eugenio Castellotti.

http://www.youtube.com/watch?v=qqgoiYd7qP0
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MessaggioInviato: Gio 18 Mar 2010 15:10    Oggetto: Rispondi citando

Un altro bel filmato sulla carriera di Eugenio Castellotti

http://video.libero.it/app/play?id=134dbe33ccc5aae66389c5c57c7df3f2
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MessaggioInviato: Gio 06 Mag 2010 22:59    Oggetto: Rispondi citando

Finalmente la Lancia Ferrari D50 #22 di Eugenio Castellotti, esemplare 185 di 200 al Gilles Villeneuve Slot Club Cantù
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MessaggioInviato: Ven 07 Mag 2010 12:39    Oggetto: Rispondi citando

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